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Rovinoso tentativo di recupero dati fai-da-te
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Pubblicato da Studio Nassisi® | Servizi Informatici in Focus · Venerdì 30 Apr 2021
In queste foto potete vedere i (disastrosi) effetti che un improprio tentativo di recupero dati può causare su un dispositivo di memoria danneggiato.
Nel caso specifico, si tratta di un hard disk esterno da 2,5”, 4TB, con struttura a 4 piatti, blocco da 8 testine e interfaccia USB3.0. Durante il funzionamento è stato inavvertitamente urtato dal suo utilizzatore e ha subito smesso di funzionare. In seguito all’urto la testina è atterrata rovinosamente sui piatti causando il blocco del motore.
Si tratta di uno scenario relativamente semplice da rilevare e diagnosticare poiché il sintomo più evidente è rappresentato proprio dalla mancanza di rotazione dei piatti. Sostanzialmente, in questi casi, se si prova ad alimentare il disco non si sente alcun rumore provenire dal suo interno.
In queste circostanze è di vitale importanza interrompere immediatamente l'alimentazione del supporto ed astenersi dall'effettuare qualsiasi altro tentativo di collegamento al PC. Il disco, infatti, deve essere necessariamente aperto in camera bianca e trattato con apposite attrezzature al fine di estrarre le testine incastrate sui piatti e ripristinare le funzionalità meccaniche del supporto.
Contestualmente, occorrerà sostituire il blocco testine danneggiato con uno compatibile per tentare l’estrazione dei dati memorizzati sul disco in questione e procedere al vero e proprio tentativo di recupero dati.
Purtroppo, in questo caso, il disco è stato ricollegato più e più volte al computer del proprietario che, mi riferisce, di aver obiettivamente fatto svariati tentativi di accesso al supporto di memoria. È stato il primo grave errore e, purtroppo, non è stato l’unico!
Infatti, non percependo alcuna rotazione dei piatti il proprietario del disco ha deciso di fare una ricerca in Rete a caccia di possibili soluzioni.
Mi riferisce di essersi imbattuto in un blog sul quale un tizio spiegava che bastava aprire il disco e riposizionare, con delle piccole pinze, la testina nella posizione di parcheggio (per intenderci si tratta del supporto arancione che vedete nelle foto e che ospita il blocco testine quando il disco è a riposo). Secondo l'autore dell'articolo, una volta richiuso il disco, tutto sarebbe tornato magicamente a funzionare!
Per questioni di decenza e pubblico decoro è bene che io non esprima considerazioni personali su questo "genio" del data recovery... È meglio che mi limiti a riportare i fatti per come mi sono stati esposti dall’interessato!
Capisco, peraltro, che il proprietario del disco, da non esperto informatico, fosse in assoluta buona fede e che sperava veramente di far ripartire il suo disco seguendo le istruzioni trovate in Internet.
Ebbene, dopo aver eseguito tutta la “magica” procedura descritta dal nostro “esperto” di recupero dati, ha alimentato nuovamente il supporto e… magia… i dischi hanno effettivamente ripreso a girare! “Stranamente” però i dati continuavano a essere inaccessibili e altrettanto “stranamente” il proprietario del disco mi ha riferito di aver iniziato a sentire un fortissimo rumore metallico provenire dall’interno del supporto. A questo punto ha ritenuto che sarebbe stato più opportuno interpellare uno specialista in materia.
Anche se sapevo benissimo quello che avrei trovato aprendo questo (povero) disco martoriato, per correttezza nei confronti del cliente, ho voluto comunque effettuare la diagnostica in camera bianca. Il risultato delle istruzioni fornite dal super “esperto” di recupero dati è ben visibile in queste foto. Non serve specificare che, in situazioni come questa, neanche la NASA potrebbe anche solo “pensare” di tentare un recupero dati.

Colgo l’occasione di questa spiacevole esperienza portata recentemente alla mia attenzione per ribadire, ancora una volta, che il recupero dati NON è un lavoro per dilettanti o per pseudo-tecnici improvvisati. Purtroppo, il danneggiamento fisico di un dispositivo di memoria, con conseguente impossibilità di accedere ai dati in esso contenuti, può sempre capitare.
Le cause possono essere tantissime, ma la soluzione è sempre e solo una: rivolgersi immediatamente ad uno specialista di data recovery VERO e di comprovata esperienza che, certamente non potrà garantire il recupero dei vostri dati (le reali possibilità, infatti, dipendono dalla gravità del danno che il disco ha subito), ma altrettanto certamente, sapendo di cosa stiamo parlando e disponendo di idonee attrezzature, farà ogni tentativo possibile per massimizzare le possibilità di recupero.
Se poi il disco danneggiato contiene anche importantissimi dati di lavoro (come purtroppo era in questo specifico caso), non serve sottolineare quanto essenziale sia lasciar perdere tutte le sciocchezze e stupidaggini che potete leggere in Rete, per non parlare dei tanti video tutorial disponibili su YouTube e che propongono le soluzioni più fantasiose.
Se per far ripartire un disco con testine bloccate sui piatti bastasse un colpetto qua e uno là o una tiratina di pinze da una parte o dall’altra, mi chiedo (e vi chiedo) perché mai i professionisti di data recovery (quelli VERI) investono costantemente cifre a più zeri per dotarsi di software e apparecchiature sofisticatissime come, ad esempio, la camera bianca?
Che siano tutti (me compreso) degli sprovveduti o magari.... dei polli? O forse no? Cosa vi suggeriscono le immagini riportate in questo articolo?
Se vuoi saperne di più sul mondo del "data recovery" e su come evitare simili disastri ti consiglio di leggere questa pagina.
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